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Aree interne dell’Emilia Romagna, un valore aggiunto da rilanciare

3 Giu 2021 | News

Sono 132 i comuni emiliano-romagnoli classificati come Aree interne, il 40,2% del totale; 42,2% della superficie dell’Emilia-Romagna occupata da Comuni aree interne; 546 mila residenti nelle Aree interne emiliano romagnole, pari al 12,3% del totale regionale, in riduzione del -2,2% dal 2009 al 2019, trend in controtendenza rispetto a quello rilevato a livello regionale (+3,6%). Una ricerca del Centro studi di Confartigianato Emilia Romagna analizza quelle che in gergo vengono definite Aree interne, ossia quei comuni significativamente distanti, in termini di tempi di percorrenza, dall’offerta di servizi essenziali (come mobilità collettiva, sanità, istruzione universitaria), caratterizzati al tempo stesso da rilevanti risorse di carattere ambientale e/o culturale e da problemi di spopolamento, invecchiamento demografico e riduzione dell’occupazione.

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Dai dati del Centro studi emerge, quindi, un quadro contraddittorio: se da una parte queste zone rappresentano un valore aggiunto per la regione, dall’altra sono a forte rischio di spopolamento e invecchiamento. “E’ importante che il Pnrr preveda anche per queste realtà azioni di rilancio e valorizzazione attraverso investimenti per il potenziamento di infrastrutture e servizi, che agevolino la soluzione a problemi di disagio e fragilità sociale e innalzino l’attrattività di questi luoghi, invertendo i trend di declino che le colpiscono”, afferma Davide Servadei, presidente di Confartigianato Emilia-Romagna.

Nel corso di 10 anni nelle aree interne la componente giovanile si è ridotta del -11,4% (un calo maggiore del -1,8% regionale) e al contrario la popolazione anziana è cresciuta del +5,6%.
Elevata vocazione alla micro piccola impresa e all’artigianato nelle aree interne: 78,4% incidenza degli addetti nelle Mpi sul totale (68,9% regionale); 30,0% peso occupati nell’artigianato sul totale (17,8% regionale).
Le micro e piccole imprese con meno di 50 addetti rappresentano il 99,4% delle imprese che compongono il tessuto produttivo delle aree interne emiliano-romagnole.

“Bastano questi dati per comprendere il valore non solo economico, ma anche sociale di queste realtà e le problematiche che rischiano di accentuarsi se gli intenti scritti sulla carta non diventeranno realtà – sottolinea Servadei -. Un esempio in positivo è stato il recente Bando digitalizzazione della Regione Emilia Romagna che ha guardato con particolare attenzione, con agevolazioni aggiuntive, all’imprenditoria femminile, giovanile e alle realtà più svantaggiate geograficamente. Un aspetto importante che ha colto il valore della comunità nel suo aspetto più complessivo”.

Quello che Confartigianato chiede è che, in un’ottica di sviluppo delle infrastrutture, dei servizi per le imprese, dei servizi ospedalieri, si guardi anche a quei territori che per varie ragioni, a cominciare dalla collocazione geografica, sono distanti dalle grandi direttrici della mobilità e della comunicazione. “Pensiamo solo ai collegamenti telematici e a tutte quelle realtà che oggi non ne possono sfruttare le potenzialità. Se un’azienda, che ha la sede nelle nostre belle colline, semmai in uno dei tanti borghi che caratterizzano la nostra regione, abbandona quel presidio, perché le mancano i servizi, quella comunità non perde solo un punto di riferimento economico, ma un’opportunità più complessiva di valorizzazione sociale, turistica, culturale, proprio in un momento in cui i dati ci dicono che il turismo verso le aree collinari e montane e verso i borghi collinari ed appenninici sta aumentando”, conclude Servadei.