Il percorso dell’Iperammortamento 2026 è entrato nella fase operativa. Lo scorso 4 maggio è stato firmato il decreto attuativo che disciplina l’accesso alla maggiorazione del costo di acquisizione per i beni strumentali. La misura riguarda gli investimenti completati dall’1 gennaio 2026 al 30 settembre 2028 e rappresenta uno degli strumenti principali a sostegno dei processi di innovazione, digitalizzazione e transizione energetica delle imprese.
In questa news trovi informazioni relative a:
- esclusione dei software SaaS
- novità per la transizione energetica
- la struttura dell’agevolazione a tre scaglioni
- gli adempimenti per le imprese
- il rafforzamento dei controlli
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Il testo finale introduce però alcune novità significative rispetto alle bozze circolate nei mesi scorsi, con ricadute importanti sulle strategie di investimento aziendali.
Una delle modifiche più rilevanti riguarda l’esclusione dei software fruiti in modalità Software-as-a-Service, cioè i cosiddetti software SaaS in cloud. I canoni di abbonamento, non essendo soggetti al tradizionale ammortamento civilistico, non rientrano nella struttura dell’agevolazione. Le imprese interessate all’Iperammortamento dovranno quindi orientarsi verso beni materiali o software installati e gestiti in modalità “on-premise”.
Novità anche sul fronte della transizione energetica. Per gli investimenti destinati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili vengono confermati criteri stringenti, in particolare per il fotovoltaico. Saranno agevolabili solo pannelli iscritti nelle specifiche sezioni del registro ENEA, mentre i sistemi di accumulo potranno rientrare nell’incentivo solo se direttamente collegati e proporzionati a nuovi impianti di generazione. Inoltre, la producibilità dell’impianto non potrà superare il 105% del consumo aziendale registrato nell’anno precedente, con l’obiettivo di evitare investimenti finalizzati prevalentemente alla vendita dell’energia eccedente.
Il decreto conferma la struttura dell’agevolazione su tre scaglioni, calcolati sull’ammontare degli investimenti annui: maggiorazione del 180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro, del 100% per la quota compresa tra 2,5 e 10 milioni di euro e del 50% per la quota tra 10 e 20 milioni di euro.
Crescono, tuttavia, anche gli adempimenti. L’accesso alla misura sarà gestito in modalità digitale attraverso il GSE, ma le comunicazioni obbligatorie passano da tre a cinque. Le imprese dovranno presentare una comunicazione preventiva per la prenotazione dei fondi, una comunicazione di conferma entro 60 giorni per attestare il versamento del 20% di acconto, una comunicazione di completamento ad avvenuta interconnessione, il monitoraggio annuale dei costi sostenuti e un monitoraggio integrativo relativo al piano di ammortamento e alle quote iscritte a bilancio.
Il decreto introduce inoltre un rafforzamento dei controlli. Scompare la possibilità di ricorrere all’autocertificazione anche per i beni di importo ridotto: ogni investimento dovrà essere accompagnato da una perizia tecnica asseverata rilasciata da un professionista abilitato e da una certificazione contabile. La mancanza della documentazione richiesta, così come l’eventuale delocalizzazione del bene all’estero, comporterà la decadenza dal beneficio.
Restano ora da completare gli ultimi passaggi tecnici, tra cui il vaglio della Corte dei Conti e il decreto direttoriale del MIMIT. L’apertura della piattaforma GSE per la prenotazione delle risorse è attesa entro i primi dieci giorni di giugno.
Per le imprese si apre dunque una fase decisiva di valutazione e programmazione degli investimenti. La misura offre opportunità importanti, ma richiede attenzione nella scelta dei beni, nella verifica dei requisiti e nella predisposizione della documentazione necessaria.




