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Il decalogo di Confartigianato Emilia Romagna per la nuova Legislatura 2014-2019

19 Nov 2014 | News

“L'Emilia Romagna va al voto in uno dei momenti più delicati della sua storia – spiega il Presidente di Confartigianato Emilia Romagna Marco Granelli – l'Istituzione è stata travolta da inchieste giudiziarie che hanno rischiato di minarne la credibilità, come Confartigianato crediamo sia importante recuperarla mettendo in campo politiche che sostengano fattivamente il tessuto sociale e produttivo della regione nella quale operiamo”.

“Da sempre Confartigianato Emilia Romagna intrattiene rapporti di collaborazione con il governo della regione – prosegue Granelli – per fare in modo che le politiche di sviluppo siano fatte su misura per le categorie che ne costituiscono l'ossatura; è infatti cosa nota che il 98% delle imprese che operano in Emilia Romagna hanno meno di 19 dipendenti. Fino ad oggi, prevalentemente, si sono fatte leggi tarate per le grandi imprese che nella nostra Regione sono pochissime col risultato di essere nei fatti inutilizzabili per le piccole imprese. Ma quanto fatto finora non è comunque sufficiente a fronte delle nuove sfide poste dalla globalizzazione e le rinnovate necessità create dal perdurare della crisi economica. In questa ottica abbiamo identificato alcuni temi sui quali chiederemo l'impegno delle forze politiche che guideranno la regione nel prossimo quinquennio”.

Finanziamento alla Formazione

Con maggiore intensità di quanto non avvenisse in passato nell'ultima legislatura la Regione Emilia-Romagna ha dirottato la maggioranza delle risorse destinate alla Formazione a sostegno di Scuola e Università, rendendo del tutto marginale l'intervento a favore della Formazione Continua. Oggi chi sceglie di accedere alla formazione per aggiornare la propria professionalità è costretto all'autofinanziamento, e questo penalizza in particolare i titolari d'impresa e le imprese individuali, che sono anche le più colpite dalla crisi e avrebbero la necessità di migliorare le proprie competenze professionali per affrontare un mercato sempre più complesso. C'è inoltre una problematica relativa all'apprendistato nella fascia di età 15/18 anni che disincentiva totalmente le imprese dall'assumere i ragazzi: un'impresa che volesse assumere un apprendista minore dovrebbe fargli fare 1000 ore di formazione di cui 650 di formazione esterna (le ore lavorabili in un anno sono 1800 circa) corrispondendogli una retribuzione anche nei periodi in cui è in formazione esterna. “E' necessario trasformare radicalmente questa impostazione – sottolinea il Presidente di Confartigianato Emilia Romagna Marco Granelli – attraverso l'identificazione dell'impresa artigiana come luogo formativo, in molti casi più adatto ed efficace della scuola per quei giovani che sono insofferenti all'insegnamento scolastico”.

Ricerca e innovazione

La Regione Emilia Romagna ha fornito sostegno e il finanziamento all'innovazione solo se questa era collegata con Università o Centri di Ricerca, escludendo dal sostegno all'innovazione le imprese. “Un errore strategico notevole – spiega il Presidente di Confartigianato Emilia Romagna Marco Granelli – che fa ricadere sulle imprese gli investimenti in questo campo ed in molte occasioni ci ha privato di importanti innovazioni che potevano venire dall'evoluzione dell'antico sapere artigiano”.

Credito e Legislazione Regionale

“Che le imprese con meno di 19 dipendenti siano sottocapitalizzate e quindi bisognose di maggior credito non è certo cosa nuova – spiega il Presidente di Confartigianato Emilia Romagna Marco Granelli – e poco è cambiato nonostante i sostegni arrivati agli istituti di credito da parta della Bce”.
In Emilia-Romagna su un totale di prestiti alle imprese di 102 miliardi di euro, solo 5,5 miliardi vanno alle 135.765 imprese artigiane (cioè il 5,6%), con marcate differenze a livello provinciale che vanno dal 4,4% di Bologna, al 4,6% di Modena, al 7,7% di Piacenza fino al 7,9% di Ferrara. “Questa difficile situazione del credito è stata mitigata dal sistema dei Confidi, e in particolare da UNIFIDI, che si propone come il primo strumento di garanzia nella nostra Regione e tra i primi a livello nazionale. Purtroppo però i costi gestionali sono troppo alti a causa di assurdi obblighi normativi di vigilanza, di insufficiente capitalizzazione e di concorrenza impropria del Fondo Centrale di Garanzia”, sempre più spesso infatti il fondo viene utilizzato dalle banche per garanzia diretta e non in controgaranzia con i Confidi. “Occorrono nuove politiche per l'accesso al credito delle pmi, per permettere loro di investire in innovazione di processo e di prodotto e per l'internazionalizzazione. In particolare a livello regionale occorre attivare risorse pubbliche di sostegno ai Confidi per almeno 30 milioni all'anno nel prossimo triennio che consentirebbero l'accesso al credito della pmi per oltre 2,5 miliardi di euro di finanziamenti”.
La Regione può inoltre favorire un maggior utilizzo del Fondo Centrale di Garanzia, da parte soprattutto delle imprese di minori dimensioni, attivando l'art.18 della Legge Bassanini affinché in Emilia-Romagna il Fondo operi esclusivamente in controgaranzia con i Confidi, almeno per finanziamenti fino a 200.000 euro, così come deliberato da altre Regioni. Nell'ottica di razionalizzare le risorse pubbliche e valorizzare il ruolo dei Confidi occorre infine coordinare gli strumenti e i soggetti attuatori delle misure previste dalla nuova programmazione dei Fondi Comunitari 2014-2020, introducendo anche innovazione nelle politiche per l'accesso al credito (cartolarizzazioni, ibridi di patrimonio, FEI, ecc.) che possano determinare vantaggi per i Confidi (ponderazione zero) e per le condizioni di finanziamento delle imprese (tassi, costo garanzie ecc.).
“Dovremmo recuperare la positiva esperienza della vecchia Artigiancassa, un istituto di credito che nel dopoguerra ha permesso di ricostruire capannoni e opifici che dettero poi vita al miracolo economico – suggerisce Granelli – Serve quindi un istituto di credito pubblico che possa garantire ad artigiani e piccole imprese di investire in opifici e nuove tecnologie per poter competere sui mercati globali”.

Conclusioni

“Oggi come non mai Confartigianato Emilia Romagna – conclude Marco Granelli – si sente chiamata ad espletare il proprio ruolo di collaborazione con la Regione in rappresentanza degli interessi di artigiani e imprenditori che sono scritti nell'articolo 45 della Costituzione, che deve essere la bussola per tutta la produzione legislativa. Servono maggiori risorse per l'artigianato, per reperirle la Regione dovrà fare scelte prioritarie e selettive perché solo ridando fiato all'artigianato e alla piccola impresa può mantenersi l'occupazione. Chiediamo inoltre una nuova consapevolezza da parte dei politici che li porti a mettere in campo una rigorosa ed ampia spending review: vanno tagliati gli Enti inutili, come Ervet, Aster e la Consulta degli emiliani all'estero, ma anche vendere quelle partecipazioni che vanno riversate nel mercato, come quelle negli enti fieristici, semplificando e privatizzando. E andando in borsa. Confartigianato si augura che la politica abbia il coraggio di nominare anche in Emilia-Romagna il proprio Cottarelli: una figura super partes che armato di machete tagli senza remore tutte le spese inutili che appesantiscono il bilancio regionale e tolgono risorse al sistema produttivo. Il prossimo quinquennio ci porterà anche ulteriori sfide legate all'abolizione delle province e alla creazione dell'Area Metropolitana di Bologna, una realtà potenzialmente straordinaria che può permetterci di eccellere non solo in Emilia Romagna ma in tutta Italia. Ma anche qui urgono nuove idee, non grigie attese burocratiche”.