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Servizi pubblici: l’Italia all’ultimo posto nella UE per il grado di fiducia dei cittadini

20 Mag 2021 | News

Non arrivano buone notizie sul fronte della qualità dei servizi pubblici in Italia. Secondo la rilevazione di Eurobarometro della Commissione europea, i cui risultati sono stati pubblicati lo scorso 23 aprile, il nostro Paese scivola in ultima posizione nella UE a 27 per grado di fiducia dei cittadini nei confronti dei servizi offerti dalla Pubblica amministrazione (Pa). Rispetto alla situazione pre pandemia i cittadini italiani soddisfatti sono 4,2 milioni in meno.

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Il lavoro esamina gli effetti sulla crescita delle riforme trasversali previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, con il 70% della maggiore crescita che deriva dagli interventi sulla Pa. A fronte di una quota rilevante degli interventi del Pnrr, le regioni del Sud e Isole registrano un ritardo della qualità delle istituzioni misurata dall’Indice di competitività regionale della Commissione europea: tra le ultime 30 regioni Ue per qualità delle istituzioni, 9 sono del Centro-Sud Italia.
Nel nostro Paese solo il 22% dei cittadini ritiene abbastanza o molto buoni i servizi pubblici, collocandosi dietro a Grecia (23%), Repubblica Slovacca (25%), Bulgaria (29%).

Nel ranking europeo l’Italia peggiora di una posizione rispetto all’estate 2020 quando con il 25% di giudizi positivi era al penultimo posto davanti alla Grecia con il 24%. Con la pandemia peggiora in modo diffuso la valutazione della qualità dei servizi pubblici, ma in Italia si osserva un calo di intensità doppia rispetto alla media UE. Tra la rilevazione di Eurobarometro dell’autunno 2019 e quella di marzo 2021, la quota di cittadini soddisfatti dei servizi pubblici scende di 4 punti nella media Ue mentre cala di 8 punti in Italia.

La situazione migliora in Francia, con la quota di cittadini che esprimono un giudizio positivo dei servizi pubblici che sale di 8 punti, mentre in Germania si registra una riduzione ampia (-11 punti), particolarmente accentuata tra l’estate del 2020 e la primavera del 2021. In Spagna la quota di cittadini con valutazioni positive scende in linea con la media Ue (-4 punti).

In Unione europea si osserva un aumento della fiducia dei servizi pubblici nella prima fase della pandemia (soddisfazione dal 50% di novembre 2019 al 54% dell’estate del 2020), seguita da una più marcata diminuzione (46%, in discesa di 8 punti rispetto alla precedente). In Italia il calo è invece progressivo, con la quota di soddisfatti che dal 30% di novembre 2019 scende a 25% nell’estate 2020 e crolla al 22% a marzo 2021: in termini assoluti, nel corso della pandemia i cittadini (15 anni ed oltre) soddisfatti dei servizi pubblici si sono ridotti di 4.163.000 unità.

Su questo progressivo calo della soddisfazione in Italia possono aver influito la complessità delle procedure e i tempi eccessivamente lunghi degli interventi per contrastare la pandemia, che ne hanno ridotto l’efficacia. Inoltre, sulle variazioni nella rilevazione del 2021 – condotta tra la metà febbraio e la metà marzo – può aver influito la performance dei servizi pubblici di vaccinazione.

La bassa qualità dei servizi pubblici si riverbera in un ambiente scarsamente competitivo per le imprese, con effetti negativi sulla produttività delle imprese e crescita economica.

Il sondaggio di Eurobarometro rileva anche la fiducia dei cittadini nei confronti delle Istituzioni europee e nazionali. Per la fiducia nella Pa l’Italia si colloca al 26° posto, alla pari con la Lettonia, tra i 27 paesi dell’Unione.

La qualità della Pubblica amministrazione e la riduzione della burocrazia rappresentano fattori chiave di successo della politica fiscale e del Pnrr, rispetto ai quali il nostro Paese deve recuperare forti ritardi. L’intervento di riforma della Pa dovrà essere particolarmente efficace nelle regioni del Mezzogiorno, nelle quali la qualità delle istituzioni è più bassa, mentre in questi territori si addensa il 39,7% delle risorse investite dal PNRR, una quota quasi doppia del peso economico del Mezzogiorno, che nel 2019 è pari al 22,2% del PIL nazionale.